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Milano, 23-02-2015

TANTI PROPOSITI, POCHI FATTI, CENTRALISMO, BUROCRAZIA

La consultazione pubblica lanciata dal governo sul documento politico-programmatico riguardante la scuola (“La Buona Scuola”) è ormai terminata da tempo, ma dalle proposte per una scuola che serva al rilancio del Paese non è sortito alcun fatto concreto.
Certo, la scuola è al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica, ma non per l’invisibile riforma di Renzi, bensì per tutte quelle problematiche ancora da risolvere, per una scuola che non riesce a trasmettere quelle conoscenze e quelle competenze che caratterizzano una scuola didatticamente moderna.
Il problema del precariato non è ancora avviato ad una definitiva soluzione, la professionalità dei docenti non è per nulla incentivata, i vecchi steccati ideologici non sono stati ancora del tutto abbattuti.
Si parla tanto di autonomia scolastica, ma attualmente vi è solo una modesta autonomia funzionale, mentre quella reale ed integrale è ancora un’utopia in quanto vige ancora un centralismo anacronistico, che non consente ad ogni istituto la vera autonomia nella gestione del personale, nella gestione dei fondi, nella proposta educativa. Il centralismo della proposta governativa è dimostrato proprio dall’intenzione di introdurre nuove materie di studio, uguali su tutto il territorio nazionale. Non si tiene quindi in nessun conto dei contesti diversi delle varie Regioni, che invece consiglierebbero la determinazione di quelle conoscenze e competenze che tutti gli studenti devono possedere, lasciando ai singoli istituti — nei limiti normativi di riferimento — l’arricchimento dell’offerta formativa di base a seconda della realtà dei vari contesti territoriali.
Anche sul tema della professionalità dei docenti il Governo ha speso un fiume di parole, ma poi tutto è rimasto immobile: manco il profilo professionale del docente è stato precisato. Il “merito” dei docenti poi non è stato per nulla valorizzato, non indicando neppure le norme di attuazione:
- cosa si intenda per merito,
- cosa si intenda per crediti didattici, formativi e professionali,
- quali saranno i criteri di valutazione,
- come potrà essere valutato il lavoro in classe,
- come sarà tenuto conto dei contesti diversi,
- come si terrà conto degli impegni professionali diversi,
- a chi sarà affidata la valutazione.
Il timore è che questa tanto sbandierata valutazione del merito si riduca ad una semplice operazione formale, un’operazione burocratica-amministrativa, che consenta l’uniformità a livello nazionale.
A parte tutto ciò, le risorse finanziarie necessarie saranno messe a disposizione? Dove saranno reperite?
E qui sorge il dubbio dell’attuazione del gioco delle tre carte. Infatti si sopprimono gli scatti per anzianità, si riducono di fatto gli stipendi, si riducono risorse e organici ed ecco trovato l’autofinanziamento. La conferma ci viene proprio dalla recente legge di stabilità, che stanzia un ammontare di fondi assolutamente insufficienti per attuare qualsiasi riforma del sistema scuola.
È questa l'educazione/istruzione che Renzi ha detto essere la leva fondamentale per la crescita dell'intero Paese, la chiave dello sviluppo?
È questo il sistema per valorizzare la professionalità di docenti mal retribuiti in modo che si "sviluppi nei ragazzi la curiosità per il mondo e il pensiero critico”?.
Nei giorni scorsi vi è stato un incontro dello Snals-Confsal con il Ministro Giannini per ribadire:
 l’inaccettabilità della stabilizzazione dei precari a spese dello stesso personale scolastico, cancellando la ricostruzione di carriera per i neo immessi in ruolo e il riconoscimento dell’anzianità per tutti;
 il diritto al rinnovo del contratto di lavoro e al mantenimento degli scatti di anzianità;
 la necessità della rivalutazione del ruolo del personale ATA nella vita delle scuole;
 l’esigenza che i criteri per attribuire la “premialità” siano chiari e indirizzati a valorizzare il lavoro in classe e che non siano affidati al ruolo prevalente di un organo monocratico.
 l’obbligatorietà del finanziamento della “premialità” con “risorse fresche/aggiuntive” e non con quelle attualmente attribuite all’anzianità;
 l’inopportunità dei tagli previsti dalla legge di stabilità, perché sviliscono il lavoro di docenti, dirigenti e ATA minando la loro dignità professionale.
Infatti l’art. 28 della legge di stabilità:
 riduce di 30 milioni di euro il fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche;
 acquisisce all’erario parte delle eventuali somme non utilizzate dalle scuole (10 milioni di euro) invece di farle confluire, come avviene attualmente, nel fondo per il funzionamento delle stesse;
 abroga esoneri e semiesoneri per docenti con funzioni vicarie e addetti alla vigilanza;
 introduce il divieto di conferire supplenze brevi al personale ATA;
 stabilisce il divieto di conferimento di supplenza per il primo giorno di assenza dei docenti;
 ridetermina in contrazione le dotazioni organiche ATA, riducendole di 2020 unità.
L’incontro è stato definito dal nostro Segretario Generale, Marco Paolo Nigi, “deludente e inconcludente”, perché “non sono state date risposte a nessuno dei problemi che affliggono la scuola e il suo personale: ATA, docenti e dirigenti”.
Di fronte a questo scenario, a questa inaccettabile mancanza di un vero confronto su questioni di metodo e di merito, alla riduzione di risorse e organici previsti dalla legge di stabilità il, il sindacato Snals-Confsal non ha potuto non proclamare lo sciopero del Comparto Scuola, che si è svolto lunedì 1 dicembre 2014.

Giuseppe Antinolfi
Segretario Provinciale
Snals-Confsal di Milano

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