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 LA STAMPA
Rassegna Stampa del 22-02-2015

RASSEGNA STAMPA DEL 22-02-2015

DA Rai1 GR1

INTERVENTO DEL SEGRETARIO GENERALE DELLA CONFSAL, MARCO PAOLO NIGI A GR1 RAI

Nell’edizione delle h. 07:00 del GR1 RAI del 26/01/2015, in un servizio riguardo i permessi “L.104”, è andato in onda uno stralcio dell’intervento del prof. Marco Paolo Nigi, Segretario Generale della Confsal.
Trascriviamo il servizio curato dalla giornalista Paola Cortese:

Sono almeno 316mila gli statali che nel 2013 hanno usufruito dei permessi della L.104 che prevede la possibilità di assistere i familiari con disabilità. Le cifre sono ancora parziali perché manca tutto il comparto della scuola, ma già fanno discutere. Lo rende noto il Dipartimento della Funzione Pubblica che dal 2010, già con l’ex Min. Brunetta, conduce un monitoraggio annuale sul numero dei permessi.  Perché la legge 104, che concede 3 giorni al mese per assistere i familiari con gravi problemi di salute, è -a detta di tutti- una norma di civiltà; ma è anche importante scongiurare gli abusi. Sul come fare, però, non mancano le perplessità. Abbiamo ascoltato Marco Paolo Nigi, Segretario Generale della confederazione sindacale CONFSAL:
MPN: ….chi l’ha rilasciata questa inabilità o questo handicap? Un medico. E si suppone che il medico abbia detto la verità. Certo, se ci sono i problemi, per esempio, vedi la storia dei vigili urbani di Roma, il reperimento del 31 dicembre … là avevano tutti un certificato medico o i permessi 104. C’è anche chi è andato a donare il sangue… Insomma… c’è l’abuso? …Mah… io dubito che si possa rilevare…
Siamo ancora nel campo della morale individuale?
MPN: Eh! Sì, certamente…

 

Da TuttoscuolA.com

Iscrizioni: 52% licei, 30% tecnici, 18% professionali
Smentito il calo del Classico. Scientifico e Linguistico in crescita

 17.2.2015
Il 51,9% dei ragazzi che si sono iscritti ad una prima classe di scuola superiore per l’anno scolastico 2015/2016 ha scelto un indirizzo liceale. Quasi uno su tre, il 30,5%, ha optato per l’istruzione tecnica, il 17,6% per gli istituti professionali. Sono i primissimi dati emersi dalle elaborazioni sulle iscrizioni on line chiuse domenica 15 febbraio, che hanno raccolto 480.413 richieste di iscrizione presso gli istituti superiori. Le scuole paritarie, che non hanno aderito al sistema delle iscrizioni on line, stanno, inoltre, procedendo all’inserimento delle domande presentate presso le segreterie. Il dato potrebbe dunque subire variazioni, come avverte un comunicato stampa del Miur, che fa il punto della situazione.
Le iscrizioni ai Licei sono ancora una volta in aumento: li sceglie il 51,9% dei neo iscritti, erano il 49,8% nel 2014 e il 48,9% nel 2013. Il Classico resta stabile rispetto allo scorso anno con il 6% delle preferenze (era il 6,1%), e non cala al 5,5% come invece anticipato questa mattina dal Corriere della Sera. Lo Scientifico, con i suoi tre indirizzi, raccoglie il 23,7% delle iscrizioni ed è in crescita: erano il 22,7% un anno fa. Guardando nel dettaglio, la sezione tradizionale dello Scientifico è stata scelta dal 15,4% delle ‘matricole’, ed è dunque in calo rispetto al 15,6% del 2014. Mentre salgono le Scienze applicate (6,9% di iscritti contro il 6,3% di un anno fa) e l’indirizzo Sportivo (1,4% quest’anno, 0,8% nel 2014). Trend positivo anche per le Scienze Umane: 7,4% di iscritti, erano il 7% nel 2014. È in crescita l’appeal sia dell’opzione tradizionale che dell’indirizzo Economico Sociale. I Licei Coreutici e i Musicali raccolgono rispettivamente lo 0,1% delle iscrizioni e lo 0,7%. Stabile l’artistico con il 4% delle iscrizioni (erano il 4,1%). Circa il 10% ha scelto il liceo linguistico.
Gli Istituti Tecnici raccolgono il 30,5% delle preferenze, erano il 30,8% un anno fa. Il settore Economico scende (11,9% di iscritti, erano il 12,4% un anno fa), mentre quello Tecnologico registra un incremento (18,6% di iscritti, erano il 18,4%). Scendono le iscrizioni ai professionali con il 17,6% delle preferenze contro il 19,4%. Ha scelto un percorso di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) presso l’istituto professionale il 4,6% dei neo iscritti, sia in modalità integrativa  che complementare.
Primato dei Licei nel Lazio con il 63,3% di studenti iscritti a questi indirizzi. Seguono Abruzzo (57,2%) e Umbria (56,6%). In Veneto quasi il 37% dei ragazzi sceglie un indirizzo tecnico, seguono Friuli Venezia Giulia (36,7%), Lombardia (35,1%) e Emilia-Romagna (35%). In queste ultime due regioni il dato è in salita rispetto ad un anno fa. Nelle regioni Marche, Basilicata, Emilia Romagna, Campania, Puglia e Sicilia quasi 1 ragazzo su 5 (oltre il 19%) opta per un indirizzo professionale.
Nel complesso si nota, accanto all’ulteriore crescita dei Licei, ormai nettamente sopra il 50%, la sostanziale tenuta degli Istituti tecnici (anche se con un lieve calo), dovuta anche al forte sostegno accordato a questi indirizzi dagli ultimi governi e da Confindustria ma realizzata sottraendo iscritti agli Istituti professionali, non ai Licei. 

Da TuttoscuolA.com

Istat, l’Italia seconda solo alla Grecia per numero di ‘Neet’

In Italia la spesa in istruzione e formazione sul Pil è pari al 4,2% nel 2012, valore vicino a quelli di Germania e Spagna ma inferiore a quello dell’Ue28 (5,3%). Questi alcuni dati inseriti nel rapporto Istat (si veda qui la nota per la stampa) “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”. Dalla settima edizione del report emerge che nel 2013 il 42,2% della popolazione tra 25 e 64 anni ha conseguito la licenza di scuola media come titolo di studio più elevato, valore molto distante dalla media Ue28 (24,8%).
I dati più recenti sul livello delle competenze, espressi dall’indagine Pisa dell’Oecd, confermano il miglioramento visto tra il 2006 e il 2009, pur con una performance inferiore alla media Oecd e a quella dei paesi Ue che partecipano all’indagine.
In tema di abbandono scolastico, l’Italia rimane ancora lontana dagli obiettivi europei. Ciò sebbene il fenomeno sia in progressivo calo (10%). Nel 2013, il 17% dei 18-24enni ha interrotto precocemente gli studi (20,2 dei ragazzi e 13,7% delle ragazze). I giovani italiani che continuano a stare fra i banchi anche dopo il termine dell’istruzione obbligatoria è pari all’82,4% tra i 15-19enni e al 21,6% tra i 20-29enni. Valori più elevati si registrano in Germania, Spagna e Portogallo mentre Austria, Regno Unito e Lussemburgo mostrano tassi inferiori per entrambe le classi di età.
Il 22,4% dei 30-34enni ha conseguito un titolo di studio universitario o similare. L’aumento è di 6,8 punti tra il 2004 e il 2013 ma è ancora molto distante dall’obiettivo del 40% fissato dalla Commissione europea nella Strategia Europa 2020.
Sono circa due milioni e mezzo (26% del totale) i connazionali tra 15 e 29 anni che nel 2013 non sono inseriti in un percorso scolastico e/o formativo e neppure impegnati in un’attività lavorativa. In Europa, solo la Grecia ha un’incidenza maggiore, mentre Germania e Francia registrano quote di Neet molto più contenute.
Infine, solo il 6,2% degli adulti è dedito alla formazione continua contro una media europea del 10,5%. Le performance migliori sono quelle dei paesi scandinavi. Rispetto ai principali paesi dell’Ue l’Italia segue Francia, Regno Unito, Spagna e Germania.

da La Stampa

Scuola, ecco le nuove schede di valutazione. Voti da A alla D, ma non sono previste insufficienze

Per gli studenti che concludono elementari e medie un “certificato” insieme alla pagella. Polemica sul Miur: «Deve indicare la strada da seguire, non sottolineare le carenze»
Con la circolare del 13 febbraio scorso, il ministero della Pubblica istruzione ha varato le nuove certificazioni sulla preparazione degli studenti che, con la promozione al termine della terza media, concludono il primo ciclo di studi. Accompagneranno la tradizionale pagella a partire dall’anno scolastico 2016/17, già da quest’anno nelle scuole che vorranno anticipare la sperimentazione. Sarà una sorta di certificazione sulla preparazione complessiva del ragazzo: «Non si valuterà più soltanto la quantità di conoscenze acquisite dai ragazzi ma anche la loro capacità di metterle in relazione al mondo che li circonda», specifica il MIUR nella circolare.

I giudizi saranno espressi con lettere dalla A alla D:
A =Avanzato: L’alunno/a svolge compiti e risolve problemi complessi, mostrando padronanza nell’uso delle conoscenze e delle abilità; propone e sostiene le proprie opinioni e assume in modo responsabile decisioni consapevoli.
B=Intermedio: L’alunno/a svolge compiti e risolve problemi in situazioni nuove, compie scelte consapevoli, mostrando di saper utilizzare le conoscenze e le abilità acquisite.
C=Base: L’alunno/a svolge compiti semplici anche in situazioni nuove, mostrando di possedere conoscenze e abilità fondamentali e di saper applicare basilari regole e procedure apprese.
D=Iniziale: L’alunno/a, se opportunamente guidato/a, svolge compiti semplici in situazioni note.

Lo schema delle certificazioni non prevede insufficienze, viene rilasciato a chi conclude il ciclo ed è quindi stato promosso, ma qualcuno ha subito pensato al titolo dato dal governo alla riforma in itinere, la “Buona scuola”. Dal ministero assicurano che non si tratta di buonismo: «Tale certificazione non serve a sottolineare le carenze ma soltanto a indicare una strada da seguire. La certificazione della competenze non sostituirà le attuali modalità di valutazione che attestano i risultati scolastici e permettono un rilascio del titolo di studio o l’ammissione alla classe successiva, ma va ad integrare tali strumenti approfondendo il quadro delle competenze acquisite».

Per assegnare la A, B, C o D, gli insegnanti «sono chiamati ad osservare nel corso del ciclo scolastico lo stile di vita, le emozioni, gli atteggiamenti, problem solving, abilità e tutto un insieme di caratteristiche che, misurate e schematizzate in una scheda, saranno messe a disposizione della famiglie a fine anno, a fianco alla pagella, per documentare il percorso del ragazzo e il suo processo di crescita individuale».

Le certificazioni delle competenze dovranno insomma «offrire un profilo più dettagliato dello studente per favorire la continuità didattica e l’offerta formativa della scuola».

da Il Sole 24 Ore

Alunni stranieri al 9%: presto la nuova classe di concorso per l’italiano come seconda lingua

di Francesca Milano, Il Sole 24 Ore 17.2.2015
Quanto sarà davvero “buona” la scuola del futuro dipenderà anche dall’integrazione linguistica e culturale degli studenti figli di migranti. A sottolineare l’importanza di questa tematica è stata, ieri, il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, che in occasione dell’inaugurazione della due giorni su “Le scuole in contesti multiculturali. Promuovere e governare l’integrazione”, ha sottolineato come «la scuola è la base, la cornice ideale per diventare cittadini sostanziali. E noi stiamo andando in questa direzione». E ha annunciato che nella riforma delle classi di concorso (attesa nel disegno di legge delega che è atteso in Cdm venerdì prossimo insieme al decreto “Buona Scuola”) ne verrà creata una ad hoc sull’italiano come seconda lingua.
Durante l’evento, che si è svolto ieri e prosegue anche oggi, è stata presentata una sintesi del volume “Alunni con cittadinanza non italiana. Tra difficoltà e successi” , in corso di pubblicazione e realizzato dal Miur in collaborazione con la Fondazione Ismu. I principali dati mostrano un aumento delle iscrizioni degli alunni stranieri arrivati a essere oltre 803mila, il 9% del totale. Il numero di questi studenti è quadruplicato dal 2001/2002 (erano 196.414, il 2,2% della popolazione scolastica complessiva) ad oggi. La loro presenza è in crescita nelle scuole superiori (22,7% nel 2013/2014 e nelle scuole non statali (10% degli alunni con cittadinanza non italiana nell’anno scolastico 2013/2014 a fronte del 13,3% degli italiani). I nati in Italia sono ormai oltre la metà: il 51,7% (415.283) degli alunni stranieri, un sorpasso avvenuto nell’ultimo anno scolastico. Romeni, albanesi e marocchini: i gruppi più numerosi secondo un trend ormai consolidato. Gli istituti tecnici - nell’anno scolastico 2013/2014 - sono stati in cima alle preferenze di questi alunni. Ma è in aumento anche la scelta dei licei.
La realtà multiculturale della scuola italiana viene presentata adottando tre chiavi di lettura: ricostruire le traiettorie scolastiche, formative e biografiche degli alunni stranieri e in particolare degli studenti di seconda generazione; indagare la condizione degli alunni con cittadinanza non italiana nella comparazione tra italiani e stranieri; analizzare le difficoltà e le disuguaglianze che ancora caratterizzano i percorsi scolastici ma considerando anche i successi nel percorso di apprendimento degli alunni stranieri.
L’integrazione scolastica sarà il tredicesimo punto della “Buona scuola”. Lo ha sottolineato il ministro Giannini, assicurando che «arriveremo al Consiglio dei ministri al momento opportuno con un testo definitivo che, dopo la richiesta forte pervenuta dalla consultazione sulla Buona Scuola, accoglierà la forte richiesta emersa sull'importante tema dell'integrazione. Si tratta di un’integrazione linguistica e culturale degli alunni stranieri legata ai diversi contesti, con percorsi didattici differenziati tra alunni nati in Italia e non».

da Il Sole 24 Ore

Somministrazione dei farmaci in classe, tutti i dati e le indicazioni operative

di Lorena Loiacono
Farmaci e somministrazioni, per molti studenti si tratta di appuntamenti a cui non è possibile rinunciare neanche nell’orario scolastico. Sia per mantenere la continuità terapeutica, sia per gestire casi di emergenza. E allora la scuola deve provvedere ad organizzare gli interventi necessari per assicurare alle famiglie la giusta assistenza. Nel 2013-2014 sono state 16.137 le richieste di farmaci in tutta Italia, a rivelarlo è uno studio dell’Istat in collaborazione con il Miur.

Picco di richieste in Lombardia ed Emilia Romagna
L’analisi dell’Istituto nazionale di statistica rientra nell’ambito dei lavori del Comitato paritetico nazionale per le malattie croniche e la somministrazione dei farmaci a scuola e prende in esame le scuole primarie e secondarie di 1° grado, statali e non statali. Dall’indagine emerge che durante lo scorso anno hanno avuto almeno una richiesta di somministrazione il 15,20% delle scuole primarie, 2053 istituti, e il 13,60 delle medie pari a 858 scuole. Le regioni con maggior richiesta sono state la Lombardia per le elementari con il 22,90% di casi e e l’Emilia Romagna per la scuola superiore di I grado con il 24,60%. le percentuali più basse sono state registrate in Molise con il 2% di intervento alla primaria e in Calabria con 1,205 alle medie.

Come procedere alla richiesta di somministrazione

Le famiglie devono fare regolare domanda alle scuole, riportando anche l’autorizzazione medica in cui, eventualmente, sarà presente l’indicazione per l’autosomministrazione del farmaco. Procedura prevista anche per i ragazzi al di sotto dei 14 anni. Nella richiesta deve essere specificato a chiare lettere nome e cognome del ragazzo, nome del farmaco, dosi e periodicità della somministrazione. Preso atto della richiesta, la scuola stila un piano di intervento anche in collaborazione con la Asl in cui individuare le persone adatte ad intervenire. Sono previsti appositi verbali al momento della consegna alla scuola dei farmaci salvavita.

Chi somministra il farmaco della terapia?

Per quanto riguarda la scuola primaria, su un totale di 4.125 somministrazioni per la continuità terapeutica, in 702 casi il bambino provvede da solo (17%), in 776 casi è un familiare ad andare direttamente a scuola (18,80%) mentre il personale scolastico interviene in 2170 casi (52,60%). La Asl ha provveduto per 281 somministrazioni (6,80%). Per il resto, le scuole non hanno specificato la procedura. Nelle scuole medie invece su 1.691 somministrazioni sono state 799 le autosomministrazioni (47,30%), 211 quelle affidate a un familiare (12,505) e 613 quelle affidate al personale scolastico (36,30). La Asl è intervenuta 74 volte (4,40%).

Personale scolastico in prima linea

I dati, soprattutto nelle scuole elementari, mettono in risalto come nella maggior parte dei casi sia il personale della scuola ad aiutare il ragazzo nel portare avanti la terapia. Il personale può essere infatti formato al riguardo tramite certificazione della Asl, si tratta del 32,22%, e può essere stato formato in precedenza, il 23,22%. Resta non formato alla somministrazione il 28,17% del personale interessato dall’indagine Istat.

Si può intervenire in emergenza

Se per la continuità terapeutica la famiglia può accordarsi con la scuola, la prassi cambia di fronte all’emergenza. Si tratta di quei casi in cui l’intervento e la somministrazione del farmaco non sono previsti o almeno non sono continuativi. Nel 2013-2014 sono state 7.316 le somministrazioni in emergenza alla primaria e 3.235 alle medie. Anche in questo caso il personale scolastico è stato in prima linea, intervenendo nel 63,105 dei casi alle elementari e nel 57% alla secondaria di primo grado. Il 41,41% del personale è formato per intervenire in emergenza, il 28,90% era stato formato in precedenza e resta un 29,69% che non può intervenire, perché non è preparato per farlo.

Sos per diabete, epilessia e asma

A richiedere una procedura di emergenza nelle scuole elementari, con chiamata al 118, sono soprattutto eventi improvvisi di malattie come l’epilessia con il 41, 72% di casi, l’asma con il 23,18% e il diabete con il 5,63. Stessa situazione alle medie con 34,49% di casi per epilessia, 26,90% per asma e 5,06 per diabete.

Chiedere aiuto alle Asl

La stragrande maggioranza delle scuole che hanno attivato protocolli specifici per la somministrazione di farmaci si è rivolta alle Asl: su 2.737 scuole, 2.034 si avvalgono di accordi con l’azienda sanitaria di riferimento. Piccole quote si avvalgono invece di intese con comuni e province, uffici scolastici territoriali e cooperative.

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