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LA PAGINA DEL SEGRETARIO

Ancora una volta, ed è l’ennesima, non possiamo sottrarci ad esigere una giusta attenzione per le problematiche che investono il mondo della scuola, perché ormai da troppo tempo ad esse non si dà alcuna risposta. Un anno fa il presidente del Consiglio enfaticamente dichiarava la priorità della scuola. È trascorso un anno, non è cambiato nulla, non si è deciso un BEL NULLA: le graduatorie dei precari si sono ingrossate, il turn over è endemico. Forse Matteo Renzi è convinto che i suoi slogan, continuamente ripetuti, diventino realtà.
Anche il ministro Giannini non perde occasione per ribadire che occorre investire su scuola e formazione, che occorre valorizzare il lavoro del personale docente, ATA e dirigente: esigenze condivise da tutto il mondo politico, alle quali però non si dà una concreta risposta, alle quali non seguono i fatti.
Gli operatori scolastici in questi anni hanno subito un aggravio dei carichi di lavoro e come riconoscimento hanno ottenuto il congelamento delle retribuzioni e in qualche caso anche una loro decurtazione, come è avvenuto per il personale ATA e i dirigenti. Non solo, perché non si può non parlare del blocco del rinnovo contrattuale fino a 2018, blocco che perdura oramai da 5 anni e che non permetterà al personale della scuola di fruire di un aumento della retribuzione mensile e di tener conto della progressione di carriera in relazione all'anzianità di servizio.
E’ questo quello che il ministro intendeva quando dichiarava: «Sarebbe un bel passo equiparare gli stipendi degli insegnanti italiani a quelli medi europei. La sfida vera è pensare e praticare contratti che considerino gli insegnanti una figura fondamentale nella società e non solo nella scuola». «Serve la revisione di un contratto mortificante, non solo perché è pagato poco, ma anche perché non ha meccanismi premiali, che valorizzino quella larga fascia di docenti che si impegnano e si aggiornano». Come al solito parole, parole, parole, tanto per citare il testo di una celebre canzone di Mina.
L’adeguamento retributivo del personale della scuola non è più rinviabile, come pure l’esigenza di assegnare alle scuole le risorse indispensabili a sostenere un’offerta formativa che sia di qualità, anche attraverso la contrattazione d’istituto, fattore decisivo per “incrementare l’efficacia e l’efficienza del servizio scolastico”.
Sempre il ministro Giannini il 9 febbraio scorso ha emanato un atto di indirizzo concernente l’individuazione delle priorità politiche per l’anno 2015: 24 priorità politiche! Sorge spontanea una domanda: i soldi? I tempi? Le modalità di realizzazione? Ebbene, a chiunque si interessi di scuola non può sfuggire che l’ordine in cui queste priorità sono indicate denota una mancanza di visione di insieme della scuola. Il ministro avrebbe fatto meglio a denominarle come delle "raccomandazioni", degli auspici, una sorta di dichiarazione d’intenti, anche perché – stiamone certi - tali resteranno, non avranno alcuna operatività, come pure è stato delle priorità (solo 11) indicate dal precedente ministro Maria Chiara Carrozza.
Infine il governo in ogni occasione sbandiera l’imminente immissione in ruolo dei precari storici come fosse una grande concessione. È fin troppo evidente la connotazione elettorale che ha questa operazione renziana. Infatti si omette di dire che tale adempimento è imposto da una Sentenza della Corte di Giustizia Europea. Per tale atto “obbligato” esigerà una contropartita e, stiamone pure certi, la “sorpresa” sarà ancora una volta a danno dei lavoratori della scuola.

Il segretario provinciale
Snals-Confsal di Milano
Giuseppe Antinolfi

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