Home
HOME CONTATTI IL NOTIZIARIO LA STAMPA LA PAGINA DEL SEGRETARIO VECCHIO SITO
Tutto a portata di click
Collegamenti immediati
 
 Nuove offerte per gli ISCRITTI SNALS
 
Corsi Universitari a distanza
 
 LA PAGINA DEL SEGRETARIO

LA SCUOLA DI RENZI: ARROGANZA, RICATTO, VENDETTA

Il Governo alla fine (o meglio come aveva deciso fin dal principio, attendendo solo un pretesto) ha deciso di procedere sulla riforma con un maxi emendamento, su cui ha posto il voto di fiducia. Una decisione intollerabile e arrogante, che ormai è diventata una consuetudine per le cosiddette riforme renziane: solo annunci, promesse, bugie. Un esempio eclatante? Annunciando la “sua” riforma della scuola Renzi aveva dichiarato: "Sarà bellissimo ascoltare la voce di tutti, perché la scuola non è del ministro né del Presidente del Consiglio". Coerentemente (!) a questa affermazione ha ignorato le ragioni di insegnanti, studenti e famiglie, ha ignorato il dissenso espresso in modo massiccio e compatto dalla scuola, per non parlare delle critiche unanimi di tutti i sindacati. E cosa ancor più grave ha prevaricato le prerogative del Parlamento, negando i tempi necessari per discutere una riforma decisiva per il Paese, tenendo anche conto delle ben otto deleghe “in bianco” contenute nel disegno di legge. Visto il modo di procedere del presidente del consiglio il timore di come saranno utilizzate queste deleghe è più che giustificato. Rifiutare un confronto sulla riforma come da più parti si era richiesto è un atto di pura arroganza padronale, un provvedimento gravissimo perché limita drasticamente la democrazia e le libertà politiche nel nostro Paese, un bel provvedimento di stampo fascista!

Per tacitare “le opposizioni” senza alcuno scrupolo non ha esitato ad utilizzare l’arma del ricatto: cercare di usare la stabilizzazione dei precari come “merce di scambio” per tutti gli altri articoli del disegno di legge, cercare di addebitare il rinvio alla mole degli emendamenti presentati dalla stessa sinistra del partito di maggioranza e dalle opposizioni. Se il governo avesse voluto avrebbe potuto ugualmente immettere in ruolo i docenti con un decreto ad hoc, senza utilizzare l’arma ricattatoria.

A tale proposito ancora una volta si deve ribadire che la stabilizzazione dei precari non è una “concessione” del “buon” Renzi, ma è un atto dovuto, consequenziale di una sentenza della Corte Europea.

Ma ad esaminare più approfonditamente la strategia di Renzi si scopre un altro aspetto sconcertante: la vendetta! Contro chi? Contro la scuola e i docenti, rei dell’insuccesso elettorale delle amministrative. Ed infatti quando lo stratega Renzi ha comunicato il suo ricatto ovvero l’eventuale rinvio delle assunzioni? Proprio la sera in cui è stato reso noto il risultato elettorale. Una combinazione? “A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina” diceva Giulio Andreotti.

C’è un altro episodio che contribuisce a rafforzare il concetto ormai assodato di un presidente del consiglio dedito solo agli annunci, alle promesse da non mantenere, ai tweet.

Cercando di placare il dissenso dei docenti aveva promesso una Conferenza sulla scuola: una iniziativa accolta con favore, perché finalmente si sarebbe veramente discusso nel merito di una “buona scuola”, ci sarebbe stato veramente un coinvolgimento degli operatori scolastici nei processi innovativi, un reale confronto con coloro che vivono e conoscono la scuola, le sue criticità, le pesanti ricadute negative di una riforma sbagliata.

Si sarebbe discusso, confrontato, sfogato, pianificato il modo di salvare la nostra scuola e il premier avrebbe constatato che i docenti sarebbero stati disponibili al rinnovamento. Ma ora non sono più disposti a subire passivamente un riformismo che non promuove la giusta valorizzazione di tutte le professionalità che vi operano. La Conferenza sulla scuola era l’occasione per discutere quale modello di scuola sia necessario oggi, quali competenze e capacità siano richieste, quali contenuti siano necessari, quale sia l’insegnante del futuro.

Ed invece il presidente del consiglio ha annullato tutto ciò: l’annuncio era solo un altro spot, uno dei tanti.

Se era così sicuro della bontà del progetto governativo perché non lo ha sottoposto ad un referendum per sapere se gli insegnanti approvavano o bocciavano la sua “Buona Scuola"? Certamente aveva il timore di essere smentito ed allora ecco l’atto di imperio, tipico della sua politica in tutti i campi. Molto democraticamente ha imposto il modello della sua scuola renziana, con a capo un preside padrone/ manager/sceriffo così come l’aveva voluto Benito Mussolini nel 1923, una scuola in cui gli aspetti organizzativi e gerarchici sono più importanti dei contenuti, più importanti della didattica e degli stessi docenti. Il preside-sceriffo deve garantire una efficace ed efficiente gestione della sua scuola; il super-preside deve essere un dirigente che svolge le funzioni di “un manager privato” che con le chiamate dirette dei docenti e con gli sponsor mette l’istituzione a rischio corruzione e clientelismo; il preside padrone è il factotum, il dittatore onnivoro e onnitutto,  il padreterno che passeggia nel suo paradiso terrestre. Il preside renziano è un manager senza management e senza quattrini, ma è un essere onnisciente, un esperto dell’organizzazione, il padre padrone della scuola che dirige: propone il piano dell’offerta formativa, chiama i docenti che gli pare, assegna le supplenze, valuta i docenti pur non essendo un esperto nelle varie discipline, decide chi siano i docenti migliori e li premia, nomina i suoi collaboratori.

E i docenti? Devono solo realizzare i progetti voluti dal preside, devono essere funzionali all’idea di scuola del preside, devono collaborare perché l’organizzazione voluta dal dirigente funzioni (i contenuti sono irrilevanti), devono insegnare quello che decide il preside/sceriffo, devono “piacere” al preside/manager perché li deve valutare, devono essere “sottomessi” altrimenti non saranno né chiamati né “premiati”.

E gli studenti? Un’entità irrilevante, perché la buona scuola renziana non ha al centro lo studente con i suoi interessi, non ha come protagonista lui, i sistemi di apprendimento efficaci, bensì il dirigente scolastico, che tutto sa e tutto deve ruotare intorno a lui: chiama, decide, valuta, premia, licenza, ecc. Del curriculum dello studente se ne parla solo in vista dell'orientamento universitario, di valorizzazione e promozione delle attitudini personali e delle energie creative degli studenti non c’è traccia, della riforma dei sistemi di insegnamento e di studio non c’è ombra, di didattica laboratoriale non vi è alcun accenno. Vi troviamo invece i riferimenti alla teoria del “gender” !!!!

Non parliamo poi di una scuola che favorisca le eccellenze: per la “Buona Suola” occorre “uniformare”, affinché tutti abbiano le medesime doti individuali. Un “gioco al ribasso, insomma.

Infine una domanda: cosa ne è della libertà d’insegnamento e della vera e autentica autonomia scolastica? Degli organismi della gestione dell’autonomia? Solo spot, come al solito. L’autonomia renziana è quella che viene delineata sulla base degli indirizzi delineati dal dirigente sceriffo!

La “Buona Scuola” di Matteo Renzi , nonostante tutto ciò che è avvenuto in questo periodo, purtroppo è ormai legge.  Ad illustrarne la negatività sono illuminanti le dichiarazioni di alcuni senatori: «Il ddl è un documento sopravvalutato e generatore di ingiustizie che porterà con sé un meccanismo perverso tipo “esodati due la vendetta” che ci costringerà a dover riconsiderare quanto stiamo facendo» (Mario Mauro), «la peggiore fiducia possibile perché viene data a un governo che con il suo comportamento mostra di non avere fiducia nel mondo della scuola» (Miguel Gotor, esponente della minoranza Pd ).

Al termine della votazione il ministro commissariato dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha commentato: «Un risultato straordinario» e appena uscita dall’Aula ha mandato un messaggio al presidente del Consiglio: «Ce l’abbiamo fatta». Certo, come era prevedibile “ce l’hanno fatta”, ma non s’illudano il ministro Giannini e il dittatorello, perché non ci si può rassegnare ad un atto di pura prepotenza e quindi l’opposizione continuerà: gli operatori scolastici non accetteranno alcun padrone della scuola, forti della loro professionalità e competenza con cui ogni giorno si dedicano alla “Scuola Vera”, che deve formare le giovani generazioni al valore della conoscenza e della democrazia. E la “Scuola Vera” è una reale scuola della libertà, che si costruisce con il dialogo, il confronto, la mediazione. Per questo le prospettive del prossimo anno scolastico non sono rosee, soprattutto a causa delle sconsiderate scelte organizzative e didattiche che saranno adottate dai presidi renziani. Ma oltre a ciò gli operatori scolastici “pretendono” di essere ascoltati, rispettati e valorizzati e pertanto la loro voce di protesta si farà sentire ancora più forte e chiara.


Il Segretario Provinciale
dello SNALS-Confsal di Milano

Giuseppe Antinolfi


Settori
Servizi
Area Riservata
Snals - Registrazione
Username:   
Password:  
 
Archivio
Sondaggio
VALUTAZIONE - Pensi che la valutazione del personale della scuola sia uno strumento adeguato a valorizzare la professionalità, mediante un riconoscimento economico?
A)SI
B)SI, se effettuata da una commissione INTERNA
C)SI, se effettuata da una commissione ESTERNA
D)NO