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 LA PAGINA DEL SEGRETARIO

PIANO STRAORDINARIO DI ASSUNZIONI:
RUOTA DELLA FORTUNA CON RICATTO.

Chi non accetta la nomina è fuori delle graduatorie”. È questo il dramma dei docenti (spesso non più giovani e con molti anni di servizio) costretti ad allontanarsi dalle loro regioni, con situazioni familiari che non lo consentono e con uno stipendio di 1.300 euro.

Nella notte di passione del scorso 2 settembre molti precari del sud d’Italia d’improvviso sono diventati i deportati scolastici della Buona Scuola di Renzi. Per loro è iniziato il grande esodo imposto verso il nord, dove le cattedre libere sono il maggior numero: da Caltanisetta a Cuneo, da Napoli a Milano, da Lecce a Brescia, da Crotone a Padova, ecc.

È così cominciata anche la ricerca di qualche escamotage per accettare il ruolo senza trasferirsi, per non rinunciare al contratto e salvare così lavoro e famiglia: congedi, permessi, malattie, maternità, ...

Di fronte a questa “deportazione” di massa il ministro della Pubblica istruzione ha cercato di minimizzare il fenomeno della migrazione da Sud a Nord affermando che non c'è alcuna criticità. “Sono solo 7mila su 38mila”, ha detto, “Tutto nella norma”. Ma il ministro gioca con i numeri: nella “notte dei precari” quelli che hanno ricevuto una proposta d’assunzione per la “Fase B” sono stati circa 9.000 e di questi 7.000 (quindi quasi tutti) sono costretti a spostarsi di centinaia di chilometri, mentre gli altri 2.000 hanno ottenuto un posto all’interno della propria regione . Furbescamente nei 38.000 il ministro ha inserito anche le nomine delle prime due tranche di immissioni in ruolo: la “Fase Zero” e la “Fase A”, in cui non era in funzione il meccanismo di mobilità della fase B e pertanto i posti sono stati assegnati secondo le vecchie regole di nomina che non hanno determinato il forzato esodo.

Spostarsi in pianta stabile per almeno tre anni, come prevede la legge, per il ministro costituisce una “mobilità fisiologica” e questo si chiama cinismo, perché si gioca sul fatto che comunque c’è bisogno di lavorare e non si pensa ai problemi delle persone, che in pratica sono solo un numero da inserire nel computer ministeriale.

Una docente si chiede: - Perché sono finita a Milano, io che abito a Napoli? Sulla base di quale calcolo è toccato proprio a me e non ad un altro collega?

È una giusta lamentela, perché il MIUR non ha fornito alcuna informazione, né alcuna giustificazione relative alle sedi di servizio.

È indubbio che la Buona Scuola di Renzi con il suo piano straordinario di assunzioni ha creato un meccanismo cervellotico, con criteri di cui nessuno sa nulla. Un piano realizzato con tanta superficialità, senza un minimo di programmazione, senza spiegare come sono state assunte le decisioni, ignorando ogni principio di trasparenza: è inaccettabile e giustifica l’indignazione che ha provocato. Vi è chi ha parlato di un “contorto sistema di mercificazione dei lavoratori della scuola”. Come non dargli ragione?

Perché le operazioni della fase B non sono state rese pubbliche (graduatoria generale e nomine effettuate) ? Perché non sono stati forniti gli elementi necessari per capire se e dove valeva la pena chiedere l'assunzione con priorità?  Come mai non si può avere un riscontro diretto delle operazioni compiute e come mai non possono essere di dominio pubblico i criteri che sono stati applicati?

Si era chiesto che le fasi B e C si unificassero poiché i 55.000 posti dell’organico potenziato avrebbero garantito l’equità derivante dal posto occupato in graduatoria, evitando molti trasferimenti fuori regione. Ma la richiesta è stata ignorata. La separazione tra la fase B e C è una iniquità perché precari con punteggi più bassi si vedranno assegnare posti nelle regioni di provenienza.

Ma non è la sola ingiustizia presente nel piano straordinario di assunzioni.

Per le docenti e i docenti della scuola dell’infanzia non è prevista una fase C e dovranno aspettare la relativa attuazione della delega sullo 0-6 anni.

Anche i docenti collocati nella seconda e terza fascia delle graduatorie sono stati esclusi dal piano di assunzioni.

Infine il Miur nell’effettuare le nomine della fase B ha riattivato il meccanismo delle collocazioni dei docenti in "coda" alle graduatorie, meccanismo già sanzionato dai giudici. Infatti solo la prima provincia di preferenza è stata considerata utile all'inserimento "a pettine"; nelle altre 99 province i candidati al ruolo vengono relegati in fondo alle graduatorie. Questo provocherà una valanga di ricorsi al giudice, specie da parte di coloro che sono stati nominati lontano dalla propria residenza.

Ma non c’è da meravigliarsi, tutto ciò risponde alla logica del modello autoritario della scuola di Renzi: VOGLIO – POSSO – COMANDO.

Il Segretario Provinciale
dello SNALS-Confsal di Milano

Giuseppe Antinolfi

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