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 LA PAGINA DEL SEGRETARIO

PIANO TRIENNALE DELL’OFFERTA FORMATIVA:
"se la suona e se la canta"

Il comma 14 della Legge n.107 del 2015 stabilisce che le istituzioni scolastiche entro ottobre devono provvedere alla redazione del PTOF: Piano Triennale dell’Offerta Formativa.

Questo PTOF - afferma il saggista Tonino Ceravolo - al di là del suo contenuto, sancisce, per chi ancora non se ne fosse accorto, il definitivo trionfo dell’acronimo, della sigla, delle iniziali: l’apoteosi del linguaggio criptico, del parlare oscuro per iniziati, dell’indecifrabile ambiguità del non sense.

Al di tale considerazione questo documento deve (o dovrebbe) definire la natura del Piano, cioè “l’identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa e organizzativa che le singole scuole adottano nell'ambito della loro autonomia”.

Più in particolare devono essere precisati:

a) la programmazione triennale dell’offerta formativa per il potenziamento dei saperi e delle competenze delle studentesse e degli studenti e per l’apertura della comunità scolastica al territorio;

b) le attività progettuali per il raggiungimento degli obiettivi formativi;

c) le iniziative di formazione rivolte agli studenti, per promuovere la conoscenza delle tecniche di primo soccorso;

d) la programmazione delle attività formative rivolte al personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliare, nonché la definizione delle risorse occorrenti (comma 12 della legge 107);

e) l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità dei sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni;

f) i percorsi formativi e iniziative diretti all’orientamento e alla valorizzazione del merito scolastico e dei talenti, sostenendo eventuali difficoltà e problematiche proprie degli studenti di origine straniera;

g) il fabbisogno dei posti comuni e di sostegno dell’organico dell’autonomia, sulla base del monte orario degli insegnamenti, con riferimento anche alla quota di autonomia dei curricoli e agli spazi di flessibilità, nonché del numero di alunni con disabilità, ferma restando la possibilità di istituire posti di sostegno in deroga nei limiti delle risorse previste a legislazione vigente;

h) il fabbisogno dei posti per il potenziamento dell’offerta formativa” nonché

i) l’organico ATA;

j) il fabbisogno di infrastrutture e attrezzature materiali.

È di fatto una riedizione aggiornata del vecchio POF (art.3 del D.P.R. n.275 del 1999: Regolamento sull'autonomia delle istituzioni scolastiche), documento che veniva elaborato quasi esclusivamente ad uso delle famiglie degli alunni, che molto spesso non ne comprendevano l’essenza, data l’insita verbosità.

Le nuove norme della legge 107/15 prescrivono l’iter di tale “Piano”:

1) il dirigente scolastico definisce gli indirizzi per le attività della scuola e delle scelte di gestione e di amministrazione;

2) il collegio dei docenti elabora il Piano sulla base degli indirizzi decisi dal dirigente scolastico;

3) il Consiglio d’istituto approva il Piano.

Precedentemente era il consiglio di istituto a definire gli indirizzi generali per le attività della scuola e delle scelte generali di gestione e di amministrazione. Ora di fatto le “leve di comando” del Piano sono in mano al dirigente scolastico, il cosiddetto preside-sceriffo, che autonomamente deve esplicitare gli indirizzi per le attività della scuola e le scelte di gestione e di amministrazione. Spesso gli oppositori di tale norma, e noi tra loro, vengono tacciati di sindrome antidirigenziale, ma non si può negare che nel concreto al capo d’istituto (o manager) è stato attribuito un ampio potere nell’elaborazione del Piano, perché proprio la definizione degli indirizzi e delle scelte di gestione sono il punto nodale da cui partire per la sua elaborazione. Si deve iniziare dalle decisioni dello “sceriffo scolastico” e bisogna operare nei confini da lui decisi.

Al riguardo quanto precisato degli altri comma della legge sonno chiacchiere, verbosità inutili e noiose. Sarebbe proprio il caso di dire con un proverbio napoletano: “Accà nisciuno è fesso”.

Che senso ha affermare nel comma 2 che gli Organi Collegiali partecipano alle decisioni, quando l’offerta formativa può essere determinata solo ed esclusivamente tra i confini stabiliti dal dirigente scolastico. Quindi una partecipazione condizionata e vigilata.

E che senso ha l’approvazione del Piano da parte del Consiglio di Istituto quando gli si tolto la tradizionale natura di organo di indirizzo ed a cui di fatto non è riconosciuto alcun ruolo nella sua redazione? Si tratta quindi di un’approvazione solo formale, di tipo notarile: ridicolo e vergognoso!

Tanto valeva inserire tra i compiti o meglio “i poteri” spettanti al dirigente scolastico il principio: "se la suona e se la canta", così ci saremmo risparmiati il teatrino della democraticità e della partecipazione nella scuola del duo Giannini-Renzi.

Ma vi è un altro aspetto della legge che non va sottaciuto.

In precedenza il Piano dell’offerta formativa doveva essere reso pubblico e consegnato agli alunni e alle famiglie all’atto dell’iscrizione. Ora invece la pubblicazione del PTOF (!) è regolata dal comma 17 della legge 107 che recita testualmente: “Le istituzioni scolastiche, anche al fine di permettere una valutazione comparativa da parte degli studenti e delle famiglie, assicurano la piena trasparenza e pubblicità dei piani triennali dell'offerta formativa, che sono pubblicati nel Portale unico di cui al comma 136. Sono altresì ivi pubblicate tempestivamente eventuali revisioni del piano triennale”.

Ma quando deve essere pubblicato questo PTOF? Entro quale data?

Quando vuole e decide lui, il Principe della scuola, il dirigente scolastico ideale.

Il Segretario Provinciale
dello SNALS-Confsal di Milano

Giuseppe Antinolfi

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