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 LA PAGINA DEL SEGRETARIO

PREMI E CASTIGHI
OVVERO LA VALUTAZIONE DEI DOCENTI

La legge di riforma (riforma? si fa per dire) del sistema scolastico, la cosiddetta “Buona Scuola” soprannominata da alcuni la “Buona Sola”, ha istituito a partire dal 2016 un apposito fondo di 200 milioni di euro annui per la valorizzazione del merito del personale docente. Questa somma dovrà essere ripartita a livello territoriale e tra le istituzioni scolastiche.

Ecco il “premio” che il preside-sindaco assegnerà con poteri discrezionali ai docenti “da lui” ritenuti bravi e meritevoli di riceverlo.
E chi sono i docenti “bravi e meritevoli del premio”?
Quelli che contribuiscono alla “soddisfazione” del dirigente scolastico e della sua "corte"?
Coloro sempre disponibili ad eseguire i desideri del capo?
Coloro che non si permettono “divergenze” rispetto alle indicazioni emanate?
Coloro che “si danno da fare” fuori aula e oltre il loro orario?
Coloro che sono “allineati” all’ unico modello di offerta formativa deciso dal preside-manager?
Coloro che ottengono il “gradimento” da parte degli studenti e delle loro famiglie?
Ma senza una chiara “idea” di scuola che si vuole perseguire non è neppure ipotizzabile una “idea” di docente coerente e funzionale a tale scuola. Come pure senza un quadro di riferimento delle conoscenze, esperienze, competenze, prestazioni attese è impensabile cercare di valutare la qualità del lavoro didattico di un docente, valutare la sua capacità di motivare gli allievi all'apprendimento, valutare la sua didattica, il suo metodo per costruire il pensiero critico negli studenti.
La scuola non è un'azienda dove si può verificare se il prodotto finale risponda a determinati criteri di conformità. Nella scuola ci sono gli studenti, ognuno diverso dall'altro, ognuno con le sue problematiche personali, ognuno con punti di partenza estremamente diversi; non ci si può basare perciò sul loro risultato finale per valutare la competenza di un docente.
Si tratta allora di una valutazione solamente “gerarchica", in talune situazioni soggetta ad indebite pressioni esterne (clientelismo) o condizionata dalle amicizie personali (nepotismo). Conseguentemente si cade  nell'arbitrarietà di processi opachi, soggettivi, con l'inevitabile avvelenamento del clima all’interno della scuola, minandone il buon funzionamento e la resa. La valutazione del merito dei docenti si trasforma così in un processo conflittuale e poco controllabile che produrrà effetti deleteri sul sistema scuola. Con criteri di premialità non attendibili e destituiti dell’oggettività, infatti, sarà inevitabile l’insorgenza di frustrazioni in quei docenti che constateranno la mancata valorizzazione dei reali punti di forza della loro didattica, del loro insegnamento.
Acutamente Tommaso De Luca, dirigente scolastico dell’Istituto tecnico Avogadro di Torino, ha osservato: «Si rischia la guerra del preside con il collegio docenti. E io non posso certo fare la Buona Scuola contro i miei professori, posso farla solo con loro. Difficile attribuire i risultati di una classe al singolo docente: troppe le variabili in gioco».
Anche Gianni Mereghetti in un suo articolo su
Il Sussidiario ci propone una riflessione: chi è seriamente impegnato nella scuola non ha bisogno di un “bonus” per insegnare bene; gli basterebbe che il suo impegno fosse valorizzato, che le sue attività ottenessero le risorse necessarie per compiersi.
Ugualmente lo Snals-Confsal ritiene molto grave che questa valutazione dei docenti sia agganciata alla monetizzazione. Il prof Nigi, segretario generale del nostro sindacato, a tale proposito ha infatti dichiarato: “ È una questione morale, oltre che sostanziale. Forse il governo ha fatto un po' di confusione tra merito e produttività e tra istruzione e formazione, che sono cose molto diverse”.

E i castighi?
Ai docenti “cattivi”, ai non graditi dall’”autorità”, a quelli che non hanno ricevuto il “bonus” di rendimento, a quelli che devono essere eliminati, alle “mele marce” insomma.
Gli ammaestratori nei circhi per insegnare un esercizio a un animale gli danno una ricompensa oppure lo mettono di fronte al fatto che se non eseguirà un dato compito avrà una punizione.
È forse a questa situazione che il duo Giannini Renzi pensava nell’elaborare il sistema sulla valutazione dei docenti?
Questo duo incompetente prima di ogni decisione avrebbe dovuto farsi spiegare dagli esperti in che cosa debba consistere il “merito dei docenti”, che cosa si debba valutare, su quali parametri, con quale metodo.
Basterebbe solo ciò a dimostrare le velleità innovative della loro “riforma”.
Mala tempora currunt! Non c’è comunque da disperarsi, perché anche questa problematica sarà risolta “all’italiana”: il bonus di premialità sarà distribuito a rotazione oppure in modo “distributivo”, cioè a pioggia. Così sono tutti contenti e nessuno protesta.
Ma chi deciderà tutto ciò? Chi effettuerà nel concreto la valutazione finale dei docenti? Esclusivamente il “dominus” della scuola, il dirigente scolastico, lui, sempre lui, il preside –sindaco-sceriffo-manager: cambia la musica ma non cambia il suonatore!
A chi risponderà delle sue scelte, giuste o ingiuste che siano? Ogni azione del Principe è sempre giustificata, anche di fronte ad un insanabile conflitto di interessi. Del resto i dirigenti scolastici si guardano allo specchio da soli e certamente non si trovano brutti.
È vero che le decisioni dei dirigenti scolastici dovranno essere debitamente motivate, ma tali atti non saranno soggetti a pubblicazione, non saranno esternati quindi alla comunità scolastica, perché il comma 3 dell’articolo 43 del D.Lgs. n.297 del 1994 stabilisce espressamente che
“non sono soggetti a pubblicazione all’albo gli atti concernenti singole persone, salvo contraria richiesta dell’interessato”. L’esternazione dei risultati però avrebbe favorito l’imparzialità e la trasparenza delle decisioni, ma a tale riguardo nulla è stato innovato dalla recente legge.
È altrettanto vero che il dirigente annualmente assegnerà ai docenti le quote del fondo in base ai criteri individuati dal comitato di valutazione, ma anche questo organismo è presieduto da lui e ciò rappresenta una evidente incongruenza, perché il dirigente scolastico può condizionare la definizione di quei criteri che poi lui stesso dovrà applicare. Questo non si chiama conflitto di interessi?
Ma chi elegge i membri del comitato di valutazione? Il collegio dei docenti, naturalmente presieduto sempre da lui, il dominus della scuola. Ed anche in tale organo collegiale possono essere esercitate indebite pressioni per l’elezione di membri “graditi al potere”, senza contare il rischio di una deriva sottile di rapporti di involontaria piaggeria.
Inoltre, quali saranno i criteri di scelta e i requisiti di imparzialità e di indipendenza dei docenti che faranno parte del Comitato di valutazione? E chi valuterà i tre docenti del Comitato di valutazione? Nulla è precisato dalla legge in proposito, perciò deciderà lui, il Principe scolastico.
Anche la presenza di genitori e degli studenti all’interno dei comitato del secondo ciclo creerà non poche problematiche e difficoltà rispetto ai rapporti tra docenti e studenti, oltre a rappresentare una limitazione dell’autonomia degli insegnanti.

Per tutto quanto sopra esposto lo SNALS-Confsal con tutti gli altri sindacati della scuola ritiene che la legge 107/2015 in molte sue parti confligga con principi costituzionali e disposizioni normative e contrattuali. Ciò avviene, ad esempio, nel momento in cui essa lede la libertà d’insegnamento, crea un’autorità salariale nella figura di una sola persona, il dirigente scolastico, (caso unico nei rapporti di lavoro pubblici), introduce meccanismi di valutazione individuale a cui conseguono premi in denaro che, in quanto elementi di natura salariale, sono da disciplinare in sede contrattuale, secondo quanto espressamente previsto dagli artt. 2, 42 e 45 del d.Lvo. 165/2001 modificato dal 150/09.
A tal fine, fermo restando il doveroso rispetto dell’autonomia professionale dei docenti e del personale ATA e di quella degli organi collegiali di governo della scuola nelle loro deliberazioni, tutti i sindacati unanimemente forniscono alcune indicazioni di possibili e pienamente legittimi comportamenti, con lo scopo esclusivo di evitare che la legge 107 possa arrecare grave pregiudizio alla professionalità docente e alla libertà d’insegnamento, cosa che avverrebbe se la sua applicazione fosse rimessa a un indirizzo dirigistico e autoritario, estraneo alla cultura della scuola italiana.
Nell’apposita seduta del Comitato di valutazione si consiglia ai docenti eletti di indicare come opportuna la scelta di ricondurre l’individuazione dei criteri di erogazione all’ambito delle intese fra DS e RSU, stante anche la natura di compenso accessorio che la legge stessa assegna a tali emolumenti, rientranti perciò – come sopra esplicitato - fra le materie soggette a disciplina contrattuale.
Inoltre i componenti del comitato di valutazione, espressione del collegio che li ha individuati e scelti, potranno astenersi dal formulare criteri per l’attribuzione del bonus, qualora non siano frutto di una condivisione all’interno del collegio dei docenti e della necessaria intesa in contrattazione di istituto, limitandosi di fatto a operare per la sola valutazione del periodo di prova ai fini della conferma in ruolo dei neo assunti.

Concludendo, ai presidi-sindaci mi permetto di indicare un’affermazione di Theodore Roosevelt: “Il premio di gran lunga migliore che la vita possa dare è la possibilità di gettarsi a capofitto su un lavoro che merita di essere fatto”.

Il Segretario Provinciale
dello SNALS-Confsal di Milano

Giuseppe Antinolfi

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