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 LA PAGINA DEL SEGRETARIO

ORGANI COLLEGIALI DELLA SCUOLA?


NO, GRAZIE, CANCELLIAMOLI!

Lo scorso 7 settembre 2015 il MIUR con la circolare n° 18 ha impartito le disposizioni relative al rinnovo degli organi collegiali della scuola a livello di consiglio di classe, interclasse ed intersezione, nonché a livello di consigli di circolo/istituto cessati con il decorso anno scolastico 2014/2015.
In proposito sorgono spontanee almeno un paio di domande: servono ancora questi organismi dopo l'approvazione della legge 107, la cosiddetta Buona Scuola? Hanno ancora senso e sono ancora di utilità questi organi collegiali nel nuovo quadro istituzionale che è stato delineato con la nuova legge?
Fin da quando sono stati istituiti, questi organi di fatto sono sempre stati solo ed esclusivamente consultivi, nonostante lo scopo dei Decreti Delegati fosse quello di incentivare e sollecitare la partecipazione. Sarebbero dovuti essere una straordinaria scuola di democrazia, sollecitando tutti ad uscire in qualche modo dal proprio individualismo e sforzandosi di ragionare da “cittadini”.
La partecipazione è un elemento di forza nella struttura di ogni organismo, come pure nelle procedure di ascolto, di concertazione, di rendicontazione; in sintesi è un trasparente modello processuale di tutte le fasi decisionali: la scuola senza partecipazione è come un motore senza olio.
Diceva Calamandrei: “La scuola è un organo costituzionale perché forma il cittadino di domani, è la precondizione dell’esercizio della democrazia”. Pertanto non può esistere uno stato democratico se non c’è una scuola che sia garanzia di libertà.
E quale libertà la scuola autoritaria del duo Giannini-Renzi garantisce agli insegnanti, ai genitori, agli studenti, che sono i veri protagonisti del sistema scolastico? Nessuna, tutti, senza eccezione, subiscono le decisioni assunte dal manager scolastico.
Prima della Buona Scuola (?!) a livello di istituto venivano esercitare due funzioni: una funzione di indirizzo espressa dal Consiglio di istituto e una funzione progettuale espressa dal Collegio dei docenti.
Ora invece le decisioni che contano, il vero potere, sono concentrati in un organo monocratico: il preside manager o sceriffo, come dir si voglia.
- È lui il leader educativo.
- È lui che decide le attività gestionali ed organizzative.
- È lui che individua il personale da assegnare ai posti dell’organico dell’autonomia mediante chiamata diretta dagli Ambiti territoriali di riferimento.
- È lui che individua nell’ambito dell’organico dell’autonomia fino al 10 per cento di docenti che lo coadiuvano in attività di supporto organizzativo e didattico dell’istituzione scolastica.
- È lui che valuta i docenti neo assunti, “sentito” (!) il Comitato per la valutazione dei docenti.
- È lui che assegna annualmente al personale docente una somma del fondo per la valorizzazione del merito, pur sulla base dei criteri individuati dal Comitato per la valutazione dei docenti.
- E’ lui che presiede il Collegio dei Docenti.
- È lui che presiede il Comitato di valutazione dei docenti.
- E’ lui che presiede i Consigli di classe e di interclasse.
- È lui che definisce gli indirizzi e le scelte di gestione e di amministrazione per l’elaborazione del PTOF, il Piano Triennale dell’Offerta Formativa.
- È lui che assegna il personale docente ed educativo alle sezioni, ai plessi ed alle classi.
- È lui che emette il provvedimento di surroga dei membri del Consiglio di Circolo/Istituto decaduti o cessati.
- È lui che individua, nell’ambito di un apposito registro istituito presso le Camere di Commercio, le imprese e gli enti pubblici e privati disponibili ad attivare percorsi di alternanza scuola-lavoro e stipula con essi apposite convenzioni.
- È lui che nomina il Docente Tutor nell’ambito del percorso di alternanza scuola-lavoro.
- È lui che organizza, nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, iniziative di formazione rivolte agli studenti per promuovere la conoscenza delle tecniche di primo soccorso.
- È lui che svolge le relazioni sindacali.
- È lui che predispone le direttive di massima per il Direttore SGA, sulla base delle quali egli provvederà alla predisposizione del Piano Annuale delle attività del Personale ATA.
- È lui che adotta il Piano delle attività del Personale ATA, proposto dal Direttore SGA.
- È lui che emette provvedimenti di autorizzazione al personale docente e ATA per l’esercizio della libera professione.
- È lui che stipula contratti individuali di lavoro del personale docente e ATA.
- È lui che aggiorna il Documento Programmatico sulla Sicurezza, con riferimento alla nomina del responsabile e degli incaricati per effetto dei movimenti in entrata e in uscita del personale Docente e ATA.
- È lui che attribuisce le Funzioni Strumentali al Personale Docente e Incarichi specifici al personale ATA.
- È lui che stipula, con i genitori delle classi prime, il patto educativo di corresponsabilità.
- È lui, sempre lui, unicamente lui!
Ma allora di chi è la scuola? Del preside manager/sceriffo? Spetta solo a lui fare le scelte educative e decidere l’impostazione di una scuola?
La Costituzione sancisce il principio della libertà di insegnamento: l’istruzione è garanzia di libertà e di crescita di libertà e quindi deve formarsi in modo libero. Per questo la funzione fondamentale della scuola statale deve garantire non la scuola della maggioranza pro tempore in carica, ma la scuola della Repubblica, la scuola di tutti e che quindi deve garantire il pluralismo culturale. E per garantire una istituzione scolastica pluralistica bisogna rivedere le attribuzioni di potere al dirigente scolastico, occorre riscrivere il rapporto tra lui e gli organi collegiali, ripristinando la collegialità ed un sistema di partecipazione alla vita democratica della scuola.
La scuola deve essere fondata su due principi fondamentali: la partecipazione e la corresponsabilità del governo della cosa pubblica. La controriforma della Buona Scuola invece ha alla base una concezione centralistica e accentratrice, introducendo forme autoritarie mai sperimentate in precedenza e una gestione verticistica del processo educativo. È questo il modello di una scuola – azienda, che piacerà tanto ai presidi sceriffo, ma che in nome di una pseudo efficienza e decisionismo mortifica tutte le altre componenti.
Prima della Legge 107/15 tutte le istanze confluivano nel consiglio di istituto, il quale stabiliva gli indirizzi. Il collegio dei docenti poi elaborava il POF che veniva adottato dal consiglio ed infine l’attuazione spettava al dirigente scolastico e al team di gestione.
Ora invece, diversamente da quanto previsto dal T.U. 297/1994 e dal DPR 275/1999 (norme non abrogate dalla legge 107/15), è il Dirigente Scolastico e non più il Consiglio di Istituto a definire gli indirizzi del Piano, elaborato successivamente dal Collegio dei Docenti in base ai criteri decisi dal preside e approvato dal Consiglio di Istituto.
Anche per il P.T.O.F. sono state introdotte importanti cambiamenti. Tale documento deve esplicitare la progettazione curricolare, educativa e organizzativa definendo quindi l’identità culturale e progettuale dell’istituzione scolastica. Ma in ciò il Collegio dei docenti è costretto a stare nei limiti degli indirizzi e delle scelte di gestione e di amministrazione decise unilateralmente ed esclusivamente dal dirigente scolastico: una libertà condizionata e vigilata nell’elaborazione del Piano.
Gli attuali Organi collegiali sono stati concepiti in modo tale da dare solo una parvenza di democraticità e di partecipazione, uno specchietto per le “allodole”. Di questa collegialità e di questa partecipazione democratica di facciata non sappiamo che farcene, perché non rispettano gli operatori scolastici, non rispettano la loro professionalità. Ed allora diciamo: No, grazie! a questi vostri organi collegiali. Ne facciamo volentieri a meno!
Contemporaneamente continuiamo unitariamente le azioni di protesta per ristabilire i valori fondanti del nostro ordinamento: i principi della collegialità, della democrazia e della partecipazione, valori tuttora validi né tanto meno superati dall’evoluzione storica, culturale e sociale della società di oggi.
I docenti, il personale ATA, i genitori, gli studenti, ed inseriamo a pieno titolo anche i dirigenti scolastici non manager e non sceriffi: sono loro la scuola, sono loro la vera riforma. E condividiamo quanto affermato in una Conferenza nazionale degli studenti: “Il nostro slogan è: essere scuola e non esserci solo dentro”.

Il Segretario Provinciale
dello SNALS-Confsal di Milano

Giuseppe Antinolfi

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