Home
HOME CONTATTI IL NOTIZIARIO LA STAMPA LA PAGINA DEL SEGRETARIO VECCHIO SITO
Tutto a portata di click
Collegamenti immediati
 
 Nuove offerte per gli ISCRITTI SNALS
 
Corsi Universitari a distanza
 
 LA PAGINA DEL SEGRETARIO

SPIRA UN’ARIA STRANA…

La controriforma della Buona Scuola e la “tentazione fascista” di Renzi

Ogni seria riforma della scuola non può prescindere dal chiedersi tra l’altro “che cosa” sia il dirigente scolastico, quali siano le sue funzioni, il suo ruolo nella vita della scuola che si vuole cambiare. A queste domande occorre rispondere prima di formulare qualsiasi ipotesi sul profilo del futuro dirigente in un ipotetico rinnovamento della scuola. È evidente che le tante problematiche del mondo scolastico esigano la presenza di una figura dirigente con determinate caratteristiche e con notevoli capacità professionali, che presuppongano il possesso di strumenti amministrativi e pedagogico-didattici.
Nel 1923 uno dei capisaldi della scuola fascista era quello dei poteri forti concessi da Mussolini ai presidi, che “si impegneranno a svolgere il loro compito e far diventare la scuola un Tempio di elevazione sotto i segni del Littorio”.


Fino al ‘63 il rapporto tra il preside ed i docenti era tipicamente monolitico ed autoritario ed il dirigente scolastico era concepito come una “estrema appendice” del Ministero della Pubblica istruzione.
Poi verso la fine degli anni '60 la figura del preside iniziò ad essere contestata, venne messa in discussione la sua identità professionale, se ne chiedeva l’abolizione. Il dibattito era animato soprattutto sullo stato giuridico del personale direttivo, cercando di formulare delle risposte proprio a quelle domande menzionate all’inizio. Non veniva più accettata la figura di un preside che regolava ed imponeva da solo il funzionamento della scuola, che era il
“padrone del vapore”.
I Decreti Delegati, nel 1974, introdussero nella scuola una ventata di democrazia e di partecipazione istituendo gli Organi collegiali: il Consiglio di Classe, il Collegio dei Docenti a cui erano demandate le decisioni in merito alla programmazione ed all’indirizzo didattico, il Consiglio d’Istituto, aperto ai genitori e agli studenti delle secondarie superiori, a presidenza elettiva, a cui venivano affidati compiti amministrativi e di gestione delle spese. Il ruolo del direttore didattico (per il settore della scuola primaria) e del preside (la scuola secondaria di primo e secondo grado) era sostanzialmente di tipo burocratico-amministrativo: il suo compito sostanzialmente era quello di trasmettere e far rispettare la Legge, le Ordinanze e le Circolari nella sua scuola. La sua professionalità consisteva principalmente nella accurata conoscenza delle leggi e dei regolamenti scolastici, nell’abilità di farli rispettare, nella capacità organizzativa, nell’ esercitare una attenta e costante vigilanza. La competenza didattica era per lo più una qualità personale, ma non era un elemento costitutivo della professionalità del dirigente.
Il preside si è venuto così a trovare tra due “fuochi”: da un lato l’apparato burocratico amministrativo (Leggi, Decreti, Ordinanze, Circolari, Autorità gerarchiche), dall’ altro l’esigenza partecipativo-collegiale (docenti e non docenti, genitori e alunni, rappresentanti negli Organi collegiali). Una posizione in realtà un po’ scomoda, che esigeva equilibrio per un aperto confronto fra le varie componenti scolastiche.
Anche in tale periodo però vi fu qualche preside che interpretò il suo ruolo in modo eccessivamente autoritario, tanto che gli studenti bandirono tra loro il concorso
"Faccia da preside” per scoprire i presidi più autoritari d' Italia. Solo per curiosità, si classificò al primo posto un preside milanese, a cui fu assegnato il "premio alla carriera", con la seguente motivazione: "Si è sempre dimostrato ostile ad ogni iniziativa studentesca: le assemblee sono "barbare", "primitive", "inutili". Si distingue per stima e per amore verso la forza pubblica che chiama dalle 4 alle 10 volte all' anno, quando sente le parole "autogestione", "occupazione", "picchetti". Minaccia di sospendere o bocciare studenti che assumono comportamenti che "creano disordine nell' istituzione" come contraddirlo in consiglio di istituto, organizzare assemblee".
Ed arriviamo ad oggi, nel 2015: come fece Mussolini il 15 febbraio 1939 che con il Gran Consiglio del Fascismo approvò “La Carta della scuola”, così Renzi presenta il suo documento programmatico sulla scuola del futuro, la sua “legge quadro”, la “Buona Scuola”.
Ma quella del duo Renzi-Giannini non è certo una riforma, è una vera e propria Controriforma, a cui partecipò attivamente pure il sottosegretario Faraone.
A tale proposito un solo esempio è illuminante, l’articolo di legge che stabilisce:
“Le supplenze ai posti di lavoro e gli incarichi di insegnamento di qualunque specie sono scelti e conferiti dal preside”. È un articolo della nuova legge sulla scuola, la 107/2015? Sembrerebbe, ma in realtà si tratta invece dell’articolo 27 pubblicato da Benito Mussolini il 2 giugno del 1923 sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia n. 129!”


Possiamo ben dire che la storia, ahimè!, si ripete, siamo tornati indietro di quasi un secolo: siamo al neoautoritarismo renziano.
Renzi, Giannini, Faraone, questi signori (si fa per dire) considerano la scuola come apparato ideologico di Stato, così come già raffigurato dal filosofo francese Louis Althusser: perciò Collegio dei docenti e Consigli di Istituto esautorati. Non servono, Basta il preside, che nella scuola diventa un monarca assoluto, così come nei partiti basta il Capo, così come sono stati esautorati i sindacati nelle scuole e nelle fabbriche. È il clima autoritario che Renzi sta instaurando nel Paese. Una chiara deriva antidemocratica in cui anche la scuola si è avviata. Il trio non ha ancora osato eliminare del tutto la collegialità nella scuola, ma in attesa di farlo ha
“annacquato” tutti gli Organi collegiali, facendo sparire ogni forma di reale partecipazione. Gli indirizzi e le attività formative sono definiti dal dirigente scolastico e i docenti devono solo elaborare i contenuti a loro imposti, senza poter proporre alcunché. Credere e obbedire! Ipse dixit!
Ma la maggior parte dei dirigenti scolastici come reagisce? Non reagisce, si allinea! In coerenza con l’assolutismo governativo i presidi sceriffi sono ben lieti e soddisfatti dell’accentramento dei poteri loro concesso, come se fossero dei
‘dittatori’ alla riscossa. Essi non percepiscono che rivestendo tale ruolo divengono gli interpreti del pensiero e del decisionismo e dispotismo renziano. Inoltre non intuiscono di diventare la “longa manus” del Ministero, che scarica su di loro tutti quei problemi che non vuole affrontare direttamente. Il preside da solo chiama direttamente i docenti, li valuta e dà soldi ai meritevoli. E così diventa lui il “capro espiatorio” per tutte le problematiche scolastiche, per tutte le incongruenze della nuova legge.
A tale proposito il docente Giovanni Sicali in un suo articolo ha scritto: -
Da “governatori” si fanno legislatori e giudici assoluti.
Anche il vicesegretario regionale dell’Ugl Scuola Sicilia, Francesco Messina, ebbe a dichiarare:
“I dirigenti dimenticano che il loro compito primario è dare qualità alla loro scuola attraverso la formazione di un ambiente democratico, sereno, attivo e creativo, sembra invece che preferiscono paragonarsi a moderni ducetti a proclamare le loro volontà, rendendo l’ambiente di lavoro come un campo minato attraversato dal personale scolastico sempre più demotivato, declassificato”.
A questi ‘dittatori scolastici’ vorrei elencare le competenze, “nonostante il clima fascista” esistente, previste dal Testo Unico del 1928 quando veniva affidato il compito di eseguire la “visita alla classe”:
“Durante tali visite deve sentirsi maestro e vivere la vita della scuola senza atteggiamenti autoritari, accostandosi agli insegnanti maestro dei maestri con benevolenza e comprensione suscitando in loro fiducia e collaborazione”. Chi ha orecchi per intendere, intenda!
Il ruolo del dirigente scolastico non deve essere dispotico ed autoritario. La sua qualificazione deve coniugarsi con una leadership autorevole, esercitando il potere senza abusi, governando la scuola sfruttando le potenzialità educative al suo interno mediante il dialogo, il confronto e la compartecipazione, interpretando le aspettative della comunità educante che presiede.
Si fa spesso riferimento al paradigma del “management”, termine mutuato dal mondo dell’economia. Ma la scuola non può essere gestita come un’azienda.
Per questo lo SNALS_CONFSAL ha manifestato forte dissenso sull’impianto della legge, perché si lascia al dirigente scolastico la responsabilità di assumere decisioni senza le coperture che derivano da percorsi di condivisione di obiettivi in un contesto di gestione collegiale della scuola (Collegio dei docenti, Consiglio di istituto, RSU.
È anche interesse dei dirigenti scolastici rifiutare il ruolo di “sceriffo” loro attribuito da Renzi, che conferisce loro una mole impressionante di competenze e responsabilità in più senza adeguate tutele giuridico-normative e senza alcun riconoscimento economico aggiuntivo. Come osserva la scrittrice e preside Mariapia Veladiano
“non essendo riuscito a ‘sparare contro i professori’, allora prova a blandire i presidi col potere”.
Conviene ai dirigenti scolastici avere più “potere” a queste condizioni?
Afferma ancora Mariapia Veladiano:
“Fare il preside è un servizio alla comunità civile. Che almeno la scuola sia un luogo in cui si rende visibile ai ragazzi che collaborare è più bello (e giusto) di obbedire”.
Auguriamoci il non ritorno della dottrina fascista (1929) del “Credere, obbedire, combattere”, visto che il Presidente Renzi, specie per la scuola, ha la concezione che il personale scolastico debba essere guidato, consigliato, indirizzato, e mai lasciato libero arbitro della propria professionalità.
Facciamo nostre le parole dell’ex procuratore generale di Milano Francesco Saverio Borrelli "Resistere, resistere, resistere come sulle linea del Piave". Andiamo anche noi in trincea contro il governo e difendiamo a spada tratta la libertà d’insegnamento dei docenti.

Il Segretario Provinciale
dello SNALS-Confsal di Milano

Giuseppe Antinolfi

Settori
Servizi
Area Riservata
Snals - Registrazione
Username:   
Password:  
 
Archivio
Sondaggio
VALUTAZIONE - Pensi che la valutazione del personale della scuola sia uno strumento adeguato a valorizzare la professionalità, mediante un riconoscimento economico?
A)SI
B)SI, se effettuata da una commissione INTERNA
C)SI, se effettuata da una commissione ESTERNA
D)NO