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IL GIOCO DELLE TRE CARTE

Il Presidente del Consiglio Renzi nella sua lettera ai docenti ha scritto: «L'unica strada per riportare l'Italia a crescere è investire sulla scuola, sulla cultura, sull' educazione» … «Vogliamo restituire centralità all'educazione e prestigio sociale all'educatore» … «Diamo più soldi agli insegnanti. Ci sono 40 milioni di euro per la vostra formazione».
In una intervista al quotidiano La Repubblica il ministro Giannini ha affermato che è importante: «praticare con i fatti che gli insegnanti siano figura fondamentale nella società, non solo all’interno della scuola: questo significa revisione di un contratto che è mortificante. Non solo perché pagato poco ma anche perché non ha meccanismi premiali».
Ed ancora: «Sarebbe un bel passo equiparare gli stipendi degli insegnanti italiani agli stipendi medi europei. La sfida vera è pensare e praticare contratti che considerino gli insegnanti una figura fondamentale nella società e non solo nella scuola».
Il Presidente del Senato Pietro Grasso nel suo discorso di insediamento ha affermato: «Penso al mondo della Scuola, nelle cui aule ogni giorno si affaccia il futuro del nostro Paese, e agli insegnanti che fra mille difficoltà si impegnano a formare cittadini, attivi e responsabili».
La presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, ha dichiarato che insegnanti e professori «rappresentano la parte migliore del Paese, un vero e proprio baluardo per la democrazia e la legalità nei territori più difficili».
L’attenzione dei nostri governanti quindi è indirizzata verso la scuola. Essi gratificano la categoria degli insegnanti con i più sperticati elogi, con ritualistiche blandizie, ma poi si guardano bene di tradurre questa considerazione in atti concreti, perché nella realtà dei fatti li abbandonano nella attuale frustrante condizione professionale.

In questa pratica del “non far nulla” il primo fra tutti è proprio il presidente del Consiglio, che non perde occasione per promettere una valorizzazione della professione dei docenti. In che modo? Solo ed unicamente con i soliti roboanti annunci.
Ha ragione Dario Fo quando afferma che Renzi «È un ‘ciancione’ pieno di sé ... Il ciancione è un personaggio della commedia dell’arte, un parolaio che parla con troppe certezze, non ha mai un dubbio. Non dice mai ‘credo che’, ‘spero che’, ‘forse che’».

Pure il ministro Giannini si è accorta che gli stipendi degli insegnanti italiani sono i più bassi rispetto ai Paesi dell’Ocse e che è necessario rinnovare il contratto della scuola per dare un giusto riconoscimento agli insegnanti. Parole giuste, sacrosante, annunciatrici finalmente di una rivalutazione degli stipendi dei docenti, tanto più che il ministro nell’insediarsi aveva ripetuto l’appello manzoniano: «La vita sia il paragone delle parole». Ci si aspettava quindi che le affermazioni della Giannini sarebbero state tradotte subito in atti concreti proprio nell’attuale momento in cui deve essere rinnovato il contratto della scuola e sbloccati gli scatti di anzianità che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimi. Anche il tribunale di Roma lo scorso 16 settembre ha ordinato alla Presidenza del Consiglio e all'ARAN, «di dare avvio, senza ritardo e per quanto di loro competenza, al procedimento di contrattazione collettiva per i comparti scuola, università, ricerca e relative aree dirigenziali». Il risultato? Fossimo in uno Stato di Diritto la conclusione sarebbe stata certamente positiva. Ma siamo nel Paese delle meraviglie, come lo chiama Crozza,

e l’esito ottenuto è la presa in giro di 3 milioni e 200mila dipendenti pubblici. Infatti il rinnovo del contratto slitta alla fine del 2016. Inoltre nella Legge di Stabilità per sanare gli anni di mancato rinnovo contrattuale ed il blocco degli scatti di anzianità il Governo ha stanziato 219 milioni di euro, sempre a decorrere dall’anno 2016: 5 euro lordi di aumento. Una vergogna! Una offesa! Una provocazione!
Ha dichiarato l’on. Silvia Chimienti: «Questa legge di stabilità è l’ennesimo schiaffo, l’ennesima porta chiusa in faccia ai docenti e all’intero personale della pubblica amministrazione».
Sono sette anni che il personale della scuola aspetta il rinnovo del contratto di lavoro, sette anni in cui il personale ATA, i docenti e i dirigenti scolastici hanno continuato ad operare con competenza e professionalità, con senso del dovere e passione per il proprio lavoro, permettendo così alla scuola italiana di procedere nel migliore dei modi. La “gratitudine”, la “ricompensa” del Governo? Belle parole mai tradotte in fatti concreti e 5 euro lordi pro capite! "Un trancio di pizza a dipendente pubblico”, “quattro caffè al mese” è stato il commento di qualche sindacalista. Cinque euro a fronte di 4mila euro che ogni dipendente pubblico avrebbe dovuto ricevere per gli anni di vacanza contrattuale.
Con questa “miseria” il Governo ritiene di applicare la sentenza della Corte costituzionale di fine luglio sul mancato rinnovo dei contratti degli statali: un contentino così come avvenne con i mancati aumenti delle pensioni. Si illude di tener buoni gli operatori scolastici, così come pensa di “comprare” i docenti con il bonus formazione di 500 euro o il bonus del merito dato al dieci percento dei docenti più meritevoli scelti dai presidi-sceriffo.
È il classico GIOCO DELLE TRE CARTE: un vero e proprio raggiro, perché il Governo non ha proprio voglia di rinnovare i contratti degli statali.

povera scuola …. poveri docenti….

Il Presidente del consiglio ha definito “un piagnisteo” le rimostranze sempre più forti e numerose che salgono dal mondo della scuola.
A Renzi non piace il dissenso, in lui vi è una innata incapacità di ascolto, una connaturata mancanza di rispetto per le idee altrui, per chi non la pensa come lui. Questi atteggiamenti ai tempi di Mussolini si chiamavano fascismo.

Anche il senatore Walter Tocci, del partito democratico, descrive come 'Uno, nessuno e centomila' la condizione attuale del Presidente del Consiglio, alle prese col dramma del suo smarrimento: «'Uno', perché Renzi è un uomo solo al comando, 'nessuno', perché i veri problemi della scuola sono stati tutti opportunamente evitati, 'centomila' sono tutti quei precari, ma prima di tutto 'persone', che sono stati usati come 'clave' per imporre una riforma che prevede scelte dannose, nonché inutili».

A fronte di tutto ciò è inevitabile un inasprimento delle azioni in atto, occorrono azioni di lotta più dure ed incisive, e se necessario il ricorso in tribunale per recuperare il maltolto. Serve dimostrare a Renzi che il mondo della scuola non si arrende e che la mobilitazione continuerà fino a quanto il suo Governo non rinnoverà adeguatamente il contratto e rivedrà i punti critici della Buona (!!!) Scuola. E' una scelta impegnativa, resa necessaria dal silenzio del Governo, che rifiuta ogni confronto.
Il nostro Segretario generale prof. Nigi ha dichiarato: «La nostra battaglia non è chiusa. In questo mese sono iniziati gli incontri sulle molte deleghe che il governo ha preteso di inserire nella legge. Le materie delle deleghe possono modificare completamente il sistema educativo italiano».
In gioco c'è il futuro della scuola, il futuro delle nuove generazione.

Per questo è necessario “NON MOLLARE”!

Il Segretario Provinciale
dello SNALS-Confsal di Milano
Giuseppe Antinolfi

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